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Vacanze in barca a vela - benvenuto a bordo di Janara
Crociera 2018 - 3 PDF Stampa E-mail
Scritto da ruggiero ascione   
Mercoledì 05 Settembre 2018 00:00

 

Da Crotone l'idea iniziale era di andare a S.Maria di Leuca ma decidiamo di saltare la tappa perchè la finestra di bel tempo non sarebbe sufficiente e rischieremmo di rimanerci bloccati.
Salpiamo quindi che è quasi mezzanotte, non prima di aver gustato una ottima pizza, ad un tavolino appollaiato sulla spiaggia.
Saranno 19 ore di navigazione relativamente tranquille.
Certo, le piattaforme al largo di Crotone, i pescherecci, le navi in transito e il buio pesto non aiutano la tranquillità ma abbiamo visto di peggio.
Atterriamo a Erikoussa nel nuovo porticciolo. Acqua, luce e servizi igienici e, almeno per il momento, tutto gratis.
Siamo in Grecia. Abbiamo percorso più di 500 MN e il maltempo non ci ha quasi mai abbandonato.
Come inizio stagione non c'è male.
Speremo ben.


L'equipaggio di Janara è stato oggetto di variazioni negli ultimi tempi.
C'è un nuovo membro dell'equipaggio, che per la verità è con noi già dallo scorso anno, si tratta di Jannarino.
E' un tipo tosto, per anni nei Navy Seal, ha poi deciso di abbandonare la carriera militare per una vita più tranquilla.
Nel suo abbigliamento noterete ancora qualche richiamo al suo passato militare.
Ha sostituito il vecchio Floppy, un tipo un pò moscio, dovevamo tirarlo su di pressione spesso e volentieri.
Floppy ha a sua volta optato per una vita più regolare, 15gg l'anno di ferie non uno di più, non sarebbe in grado di sopportarlo.
Nella foto a fianco di Jannarino c'è il tenente Kayak. Lo chiamiamo tenente ma lui coi militari non ha mai avuto niente a che spartire.
Per non farlo sentire inferiore a Jannarino lo abbiamo promosso d'ufficio.
Entrare nel ruolo equipaggio ufficiale non questione di sola presenza a bordo.
Bisogna aver all'attivo anni di navigazione o aver compiuto azioni eroiche o, quanto meno degne  di nota.
Kayak di azioni eroiche non ne ha all'attivo e nemmeno di degne di nota.
Però è fidato, non si lamenta quando gli si affida un incarico ed è di compagnia nei momenti di relax.
Infine ricorderete Skarpos. E'andato in pensione. La leva dell'accelleratore è stata riparata e non c'era più bisogno del suo supporto.
L'età era quella che era, gli acciacchi c'erano, anche per lui è stata trovata una sistemazione (il cassonetto).

A Corfù abbiamo appuntamento con due nuovi amici che trascorreranno due settimane con noi a zonzo per le isole dello Ionio.
Un pizzico di preoccupazione, devo ammettere, c'era. In barca ogni aspetto del carattere viene amplificata e, di solito, gli aspetti negativi o meno gradevoli
sono evideziati ancora di più.
Mai preoccupazione si rivelò più inutile.
Stefano e Irene si riveleranno due compagni di viaggio fantastici sotto tutti gli aspetti. Arriveranno con noi fino a Cefalonia.
Con loro visitiamo Paxos, Preveza, Lefkada, Meganisi, Kastos, Kalamos, Itaca prima di giungere a Cefalonia.
Qui loro rientreranno a casa, ferie finite. Ci mancherà sin da subito la loro simpatia e compagnia.

A Cefalonia ci fermiamo nel porto di Argostoli, un posto di cui via avevamo già raccontato anni fa.
E' molto difficile descriverlo.
In un certo qual senso è un posto che esiste solo se ne parliamo, come una favola.
Qui ritroviamo vecchi amici, vagabondi del mare come noi, e ne conosciamo altri di nuovi.
La piccola comunità che si forma in questo posto è parte fondamentale del suo fascino.
Qui niente è facile. Non c'è acqua corrente, non c'è elettricità, niente servizi igienici.
Il centro è in linea d'aria a 500 metri (in mezzo c'è il mare) ma per raggiungerlo bisogna percorrere un ponte che delimita una laguna e
che allunga il percorso di un paio di chilometri.
Insomma un posto che non sembra offrire niente.
Invece per noi e i nostri amici è un richiamo forte.
Non a caso trascorriamo qui quasi un mese e mezzo.
Alessandro e Aura, lui romano e lei svedese "de roma", due simpaticissimi nuovi amici sono con noi per qualche giorno.
Navigano con il loro cane Sabbia, un vero gigante buono, e il gatto Iannis, bianco come la neve. I due vanno d'accordo come e più di fratelli.
Le ferie durano poco e devono rientrare, anche loro restano però nei nostri cuori e nei nostri pensieri.
Guido e Luisa, milanesi (nessuno è perfetto) in ferie con il loro magnifico Halberg Rassy (ma non gli dite che gli ho fatto un complimento,lui se la tirerebbe troppo).
Si fermano per una notte e rimangono "incollati" per più di una settimana in questo piccolo triangolo delle Bermuda.
Speriamo di incontrarci ancora anche con loro.

Ma cosa fate fermi un mese e mezzo in un posto così?
Viviamo. Semplicemente.
Facciamo le cose che vogliamo fare, quando abbiamo voglia di farle.
La noia è sconosciuta.
Si passa tanto tempo a parlare con gli altri.
Fare i 70 metri del pontile richiede spesso più di un ora. Quasi impossibile farlo tutto senza fermarsi a chiacchierare con qualcuno.
Si va a fare la spesa, si cucina, si mangia, si dorme, si legge, si va su Youporn, insomma ce la passiamo.
La compagnia, come detto non manca, e anche la natura ci aiuta a passare il tempo.
Guendalina, l'oca selvatica che il pontile ha adottato, ci impegna non poco.
Bisogna darle da mangiare continuamente altrimenti si piazza di fianco alla barca e starnazza impaziente.
Poi, visto che le oche hanno un collegamento diretto tra il becco e "la fine della coda", bisogna pulire il pontile che viene "decorato" continuamente
dal suddetto volatile.
Centinaia di secchiate di acqua di mare per pulire sapendo che dopo poco sarà di nuovo tutto come prima.
Abbiamo provato a non darle da mangiare ma lei sa essere convincente ed è intelligente molto più di quanto si possa immaginare.
Stupida come un oca è un detto che non trova riscontro nella realtà.
Capisce e si fa capire. Ci segue come un cagnolino quando andiamo in giro per il porto.
L'altro giorno l'ho vista arrivare, in volo, con la testa e il becco nero e piena di schizzi sul corpo.
Aveva appena infilato il becco in un contenitore di olio esausto che qualche imbecille ha lasciato in giro e poi con quello si era sporcata e schizzata dappertutto.
Ci era venuta a cercare, era evidente. E' scatta l'operazione Oca Pulita.
Io e Roberto l'abbiamo bloccata usando dell'insalata come esca.
Mi aspettavo che si ribellasse, beccasse e si divincolasse come un ossessa.
Invece è stata buonissima durante le operazioni di pulizia.
Purtroppo il becco è stato pulito ma per le piume era impossibile con i mezzi a disposizione.
Non ci crederete ma dopo l'oca era visibilmente riconoscente.
Camminava ancora più vicina a noi e starnazzava contenta.
Stupida come un oca? La prossima volta pensateci prima di apostrofare qualcuno, l'oca potrebbe offendersi.
A proposito di natura qui non ci fa mancare niente.
A parte le oche, i gatti, i cani, le pecore, ci sono le tartarughe.
Le Caretta Caretta, proprio quelle che vengono trattate come reliquie i tanti posti, qui sono grandi più di un metro,nuotano tra le barche e mangiano cozze
staccandole dal pontile.
Nuotano a 1/2 metro di distanza da noi, senza mostrare il minimo segno di paura.
Anche i gatti sono un impegno. Cigola, la gattina color cipria che nel video è insieme a me e Guendalina, ad esempio era incinta.
Piccola di età e di corporatura non sarebbe probabilmente sopravvissuta al parto.
Così l'abbiamo presa e portata dal veterinario per sterilizzarla.
Due giorni dopo era di nuovo vispa e arzilla e, almeno per l'argomento, senza più preoccupazioni per il futuro.





 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 17 Settembre 2018 16:04
 
Crociera 2018 - 2 PDF Stampa E-mail
Scritto da ruggiero ascione   
Martedì 04 Settembre 2018 00:00

Anche le pioggie di S.Agata di Militello ce le lasciamo alle spalle.
Navighiamo in direzione di Milazzo dove, complici le tariffe da extralusso-superior-nababbo's exclusive dei "marina", decidiamo
di passare la notte all'ancora.
Per noi la navigazione in mari e porti italiani è una novità.
In passato abbiamo navigato in Croazia, Albania, Grecia ma l'esperienza in Italia è limitatissima.
Sapevamo che i costi sono assurdi e che spesso assolutamente non trovano riscontro nella qualità dei servizi offerti ma qui
in Sicilia ne abbiamo avuto una eclatante conferma.
Non che la Croazia sia economica, anzi negli ultimi anni anche loro stanno "sbroccando" (e le prime avvisaglie di fuga si vedono)
ma comunque eravamo lontani dalle follie italiche.
Il ns budget è limitato e regalare 80,90,120€ a notte per un pontile marcio, spesso con servizi igienici che farebbero inorridire
uno scarabeo stercorario o addirittura senza servizi, proprio non rientra nei ns piani.
Per farvi capire meglio l'assurdità della cosa vi faccio un paragone : siete voi che ci mettete la camera d'albergo, gli arredi,
i letti etc. e l'albergatore vi chiede 120€ per l'acqua, la luce e l'ometto della reception.
Vabbè, così va il mondo.
Dicevamo di Milazzo.
Arriviamo in baia surfando sulle onde che gagliarde ci hanno accompagnato per tutto il tragitto, insieme ad un pò di pioggia, giusto
per non perdere l'abitudine.
Stiamo per decidere dove buttare l'ancora e ci accorgiamo che c'è una barca attaccata ad un gavitello (boa).
Ci andiamo anche noi scegliendone uno a caso e confidando nella clemenza del gestore del campo boe.
Prendiamo il gavitello e, mentre siamo intenti a sistemare le cime, sentiamo che una barca lontana ci chiama.
Stiamo scadendo verso l'altra barca ferma al gavitello!? Come è possibile? Siamo legati alla boa!
Infatti anche la boa si sposta insieme a noi. Forse era finta o legata male al corpo morto (blocco di cemento sul fondo) fatto sta
che eravamo come legati ad un chiodo piantato nell'acqua.
Appena in tempo per evitare il disastro abbandoniamo il gavitello che continua la sua navigazione solitaria e diamo ancora altrove.
L'abbiamo scampata bella. Mai abbassare la guardia.E' già il nostro mantra da anni, ma ho idea che dobbiamo recitarlo più spesso ed intensamente.
Lo spavento non mi consente di scendere a terra e allora solo Stefania va a fare un giro, di pochi minuti perchè anche lei non si sente tranquilla.
Io avevo già visitato Milazzo oltre 30 anni fa, ci sarei tornato volentieri ma sarà per un altra volta.
Chiudiamo la serata con gli arancini che Stefania ha comprato nella breve visita a terra.

Il tempo brutto che ci segue come la nuvoletta di Fantozzi e il poco tempo a disposizione, abbiamo un appuntamento in Grecia il 1 luglio,
ci fanno decidere di saltare le Eolie.
Puntiamo quindi sullo stretto di Messina.
Orari, maree, correnti, portalani, internet tutto viene consultato molte volte per affrontare questo piccolo Capo Horn.
Le leggende narrano di correnti che impediscono alle barche di avanzare, di traghetti che sfrecciano come razzi da est a ovest e viceversa
tra Messina e Villa S. Giovanni, mentre navi da carico attraversano da nord a sud e in senso inverso lo stretto.
Un incubo con al centro a nostra barchetta.
Come spesso accade la realtà è molto più tranquilla.
Passiamo tenendo d'occhio i bestioni che transitano veloci in tutte le direzioni ma il tutto si svolge con relativa calma.
Approdiamo a Reggio Calabria dove l'intervento di un caro amico ci ha predisposto una piacevole accoglienza.
Reggio è una sorpresa.
Tutti sanno che esiste ma pochi, noi tra questi, immaginano che sia così bella ed interessante.
Il lungomare, piacevolmente affollato, è molto bello e con un panorama fantastico sulla Sicilia.
Alberi spettacolari fanno da spartitraffico tra le due corsie della strada che fiancheggia la passeggiata e tra gi alberi interessanti statue.
Il corso Garibaldi, isola pedonale, affollatissimo e pieno di bei negozi, bar eleganti, pasticcerie piene di ogni delizia, corre parallelo al lungomare.
Lunghissimo, ci porta fino alla Basilica Cattedrale.
Ne abbiamo viste di chiese ma questa è una delle più belle che ci sia capitato di visitare.
Soffitti a cassettoni, colonne immense, pulpiti di marmo intarsiato, affreschi colorati.
Dovunque volgiamo lo sguardo rimaniamo estasiati.
Una visita al museo della Magna Grecia è d'obbligo.
Scopriamo che è nuovo, tecnologico e ben realizzato.
Tanti reperti interessanti e, ovviamente, i bronzi di Riace.
Niente di quello che posso dire può descrivere la magnificenza, la perfezione e l'ammirazione che queste due statue ispirano.
Sono vive.
Dopo più di 2000 anni emanano una vitalità e una forza che si farebbe fatica a trovare anche tra una squadra di atleti olimpionici.
L'accesso alla sala è regolato nel numero di persone e nella durata.
Prima di entrare si transita attraverso una camera di filtraggio, tipo quelle che si vedono nei film.
Dentro la sala, i bronzi si ergono maestosi e ci si può girare intorno arrivando a pochi centrimetri da tanta perfezione.
Prosaicamente la gelateria da Cesare, all'inizio della passeggiata sul lungomare, è un altra tappa obbligata.

Tappona fino a Roccella Jonica, dove passiamo una tranquilla notte ancorati fuori dal porto.
La mattina successiva partiamo prestissimo alla volta di Crotone.
Il venticello arriva più o meno all'ora prevista, peccato che sia sul muso e almeno 10-15 nodi più intenso delle previsioni.
Finisce che dopo ore di vento a 35kn sul muso, di onda ripida e cortissima, di botte (e si l'acqua sa essere molto dura) e di sale che si
accumula in coperta, siamo costretti a cambiare programma e dirigere su Le Castella per ripararci.
Le carte indicano un campo boe che, ovviamente, non esiste nella realtà.
Diamo ancora con 30 e passa nodi di vento ma almeno riparati dall'onda che fuori dalla baia raggiuge e supera i 2 metri.
Le carte oltre alla imprecisione circa il campo boe, zoppicano anche nel riportare le profondità corrette.
Ci ritroviamo infatti, nel bel mezzo della manovra di ancoraggio, con fondali pericolosi.
Passiamo infatti dai 6 metri a meno di 4 nel giro di pochi metri. Ci arrestiamo e procediamo a ritroso per tornare in una zona più tranquilla.
Diamo ancora con 60 metri di catena su un fondo di 5. Tanta catena è giustificata dal fatto che abbiamo ancora oltre 30 kn di vento che non accenna
a diminuire.
Andrà avanti quasi tutta la notte per poi spegnersi all'alba.
Il mattino dopo mi immego per verificare come siamo messi. La fortuna ci ha aiutato la sera prima.
Infatti tutto intorno le rocce che salgono dal fondo in alcuni punti portano la profondità anche a meno di due metri. Una specie di labirinto.
Il vento forte ma costante in intensità e direzione ha evitato che la barca girasse. cosa che avrebbe quasi sicuramente provocato l'urto con qualche roccia.
Levare l'ancora col metodo canonico è pericoloso, dovremmo andare di nuovo verso terra in mezzo al labirinto di rocce.
Sfidare la sorte di nuovo non mi pare una buona idea e allora escogito un metodo alternativo.
Maschera, pinne, un parabordo e una cima robusta e vado all'ancora.
Mi immergo e lego l'ancora al parababordo che la tiene sospesa dal fondo.
Trascino parabordo e ancora per qualche metro in direzione della barca che nel frattempo è tenuta ferma dal resto della catena e dall'assenza di vento.
Peccato che ogni 3-4 metri la catena che dall'ancora poggia sul fondo renda impossibile trascinare il tutto.
Allora mi devo immergere, raccogliere 2-3 metri di catena e spostarla più avanti in direzione della barca.
Così facendo posso poi spostare il galleggiante, l'ancora e la parte di catena di quei pochi metri.
Facendo avanti e indietro in questo modo, porto l'ancora e i primi 30 metri di catena più in fuori in una zona sicura.
A quel punto lascio tutto sul fondo e risalgo in barca per recuperare il tutto.
Sono distrutto dalla fatica, sono solo le 7 del mattino e ho già lavorato 2 ore.
Arriviamo a Crotone senza problemi ed è una piacevole sorpresa.
Per carità niente a che vedere con Reggio ma nel complesso è una piacevole cittadina.
Purtroppo la giornata non è ancora finita.
Mentre facciamo manovra di ormeggio, il ragazzo del marina che aiuta all'ormeggio tira la cima giusto al centro della barca invece che di lato.
Scopriremo dopo che lo hanno messo a fare quel lavoro da pochi giorni e che di barche, ormeggi e manovre ne sa meno di un pastore delle steppe della Mongolia.
Risultato la cima di ormeggio si avvolge su asse ed elica.
Per chi di voi si intende di barche non serve dire altro. Per gli altri non cerco nemmeno di spiegarlo, smadonnerei troppo.
Passo le successive 3 ore in immersione, prima in apnea poi con le bombole, nel tentativo di liberare la barca.
Rimango sotto fin quando l'aria delle bombole finisce ma riesco a fare solo 2/3 del lavoro, poi stanco e morto dal freddo nonostante la muta, risalgo.
La giornata finisce, finalmente.
La mattina dopo, fresco come un merluzzo, con le bombole ricaricate mi immergo di nuovo e in una oretta siamo liberi.
Nessun danno se non l' antivegetativa scrostata.
 

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Ultimo aggiornamento Martedì 04 Settembre 2018 15:14
 
Crociera 2018 - 1 PDF Stampa E-mail
Scritto da ruggiero ascione   
Lunedì 09 Luglio 2018 00:00

 

Siamo a fine maggio, 8 mesi sono passati in un attimo. Incredibile.
E' già ora di lasciare Licata. Inutile nascondere che la cosa ci rende un pò tristi.
Licata ci ha accolto meglio di qualsiasi nostra aspettativa e ricorderemo i luoghi e, soprattutto, le persone con piacere.
Otto mesi volati senza mai un solo attimo di noia, complici i tanti nuovi amici che abbiamo avuto la fortuna di conoscere qui e di quelli vecchi
che sono venuti a trovarci.
Nelle ultime settimane il porto ha cominciato a svuotarsi.
Tante delle barche che hanno svernato insieme a noi sono già partite.
Per primi gli svedesi già a fine febbraio, poi inglesi, australiani e tutti gli altri. Noi siamo tra gli ultimi insieme ai francesi.
Forse l'abitudine al freddo ha automaticamente ispirato la scaletta delle partenze.
Freddo si fa per dire.
L'inverno qui a Licata nemmeno si è visto, se non per pochi giorni, almeno paragonandolo a Venezia.
Tutte le mattine a fare la doccia in pantaloncini e ciabatte. Spesso in giro a mezze maniche fino a Natale ed oltre.
Le temperature non sono mai scese sotto gli 8 gradi, nemmeno di notte nei periodi più freddi.
Il vento non è mai mancato. Quando si fermava ai 15kn lo si poteva considerare assente. Abbiamo assaggiato anche un paio di sventolate di quelle toste, anche oltre i 50kn, per un paio di giorni.
Per fortuna il porto è molto riparato e non ci sono stati danni.


Prima tappa di questo anno Sciacca, già visitata durante l'inverno in occasione del bellissimo carnevale con sfilata di carri per cui è famosa.
Da qui Marsala.
Sia sciacca che Marsala sono belle e ben tenute, pulite e ordinate.
Tutta la Sicilia che abbiamo visto finora ha contribuito a sfatare l'idea che i TG ci danno.
Certo non tutto è bello,pulito e funzionante, anzi. Ma il degrado totale che spesso ci immaginiamo, esiste solo nei pollici dei nostri enormi Tv.
I siciliani sono in larga parte gentili, ospitali e disponibili.
Magari nelle grandi città o nei centri esasperatamente turistici questo è un pò meno vero, ma in linea di massima è così.
Arriviamo alle Egadi piuttosto alla "garibaldina". Forse il fatto di essere partiti da Marsala ha influito in qualche modo, fatto sta che il venticello che ci sospingeva alla
partenza si è trasformato in un vento teso che ci fa volare e sbanda la barca oltre la soglia dell'accettabilità.
Favignana ci accoglie in una delle sue baie che affacciano a sud. Poche barche, mare cristallino anche se l'acqua increspata dal forte vento non consente di intravedere il fondo.
Fondali 10 metri sotto di noi che ammireremo nei giorni successivi.
Il mare qui è splendido, con una trasparenza e dei colori che nessuna foto sarà mai in grado di restituire.
Dell'isola resteremo invece un pò delusi. Sarà l'aspettativa troppo alta, sarà che le costruzioni sono troppo impersonali, Favignana non resterà nei nostri ricordi come il posto più bello.
Discorso a parte la cosidetta Tonnara. Lo stabilimento Florio è uno spettacolo eccezionale.
La definizione di spettacolo non è usata a caso. Bella l'architettura, ben restaurata con un percorso museale interessantissimo e ottimamente raccontato dalle guide che sono brave e rendono interessante la spiegazione.
Dulcis in fundo, una sala multimediale in cui sono stati intervistati gli ultimi lavoratori dello stabilimento, attivo per oltre 200 anni.
Provate ad immaginare una sala buia. Teli di proiezione verticali alti un paio di metri su cui, a figura intera, compaiono questi anziani che si raccontano e raccontano della loro vita in tonnara.
L'impatto emotivo è fortissimo, commovente. Anche qui il video e l'audio non rendono appieno ma piuttosto che niente, meglio piuttosto.
Ascoltare le loro parole ci riporta ad un epoca che sembra lontanissima ed invece è solo ieri.
Epoca di lavoro duro, di sofferenza ma nello stesso tempo di speranza in un futuro migliore. Forse è proprio questo il punto che ce li fa sentire più lontani. La speranza di un futuro migliore.
Levanzo è molto più selvaggia e forse per questo ci piace di più.
Ma Trapani ci aspetta e, dopo una settimana trascorsa alle Egadi, percorriamo con piacere le poche miglia che ci separano.
Anche Trapani ci colpirà per la bellezza e ricchezza del centro storico e anche per molta parte dei quartieri più moderni che non sfigurerebbero in una qualsiasi città del nord.
La visita alle saline di Trapani è piacevole ed interessante con la visita al piccolissimo museo del sale che però, complice la preparazione e bravura delle guide, riempie una buona ora della visita.
Di Erice ci avevano parlato e avevamo letto. Ma niente di quanto sapevamo poteva prepararci a quello che avremmo visto.
La meraviglia ci lascia senza parole per lunghi minuti. Giri lo sguardo e la mandibola ti arriva alla cintola per la nuova bellezza che stai ammirando.
Un panorama mozzafiato unito a case, palazzi, chiese e fortezze una più bella dell'altra.
Tanti turisti ma, a differenza di altri posti simili, ancora si percepisce un fondo di naturalezza, non tutto è finto ed ad uso dei visitatori.
Ma anche Trapani è storia. Dobbiamo proseguire il nostro giro e ci dirigiamo verso Palermo.
Tocchiamo San Vito Lo Capo, dove il turismo di massa ha fatto i suoi consueti danni, e da lì Mondello, dove passeremo una movimentata notte all'ancora.
Decidiamo di saltare Palermo, già visitata via terra durante l'inverno. Il meteo non prevede niente di buono per i prossimi giorni e vorremmo andare alle Eolie.
Purtroppo l'unico vero comandante, il meteo, decide che non s'ha da fare. Vento, mare mosso, pioggia a volontà ci renderanno la vita un pò più scomoda.
Passiamo infatti 3 giorni all'ancora a Sant'Agata di Militello (si proprio il paese natale di Pippo Baudo) senza nemmeno scendere a terra, tra un temporale e l'altro.
E proprio adesso che scriviamo sta ancora piovendo.

 

 

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Ultimo aggiornamento Martedì 04 Settembre 2018 13:50
 
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