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Crociera 2018 - 2 PDF Stampa E-mail
Scritto da ruggiero ascione   
Martedì 04 Settembre 2018 00:00

Anche le pioggie di S.Agata di Militello ce le lasciamo alle spalle.
Navighiamo in direzione di Milazzo dove, complici le tariffe da extralusso-superior-nababbo's exclusive dei "marina", decidiamo
di passare la notte all'ancora.
Per noi la navigazione in mari e porti italiani è una novità.
In passato abbiamo navigato in Croazia, Albania, Grecia ma l'esperienza in Italia è limitatissima.
Sapevamo che i costi sono assurdi e che spesso assolutamente non trovano riscontro nella qualità dei servizi offerti ma qui
in Sicilia ne abbiamo avuto una eclatante conferma.
Non che la Croazia sia economica, anzi negli ultimi anni anche loro stanno "sbroccando" (e le prime avvisaglie di fuga si vedono)
ma comunque eravamo lontani dalle follie italiche.
Il ns budget è limitato e regalare 80,90,120€ a notte per un pontile marcio, spesso con servizi igienici che farebbero inorridire
uno scarabeo stercorario o addirittura senza servizi, proprio non rientra nei ns piani.
Per farvi capire meglio l'assurdità della cosa vi faccio un paragone : siete voi che ci mettete la camera d'albergo, gli arredi,
i letti etc. e l'albergatore vi chiede 120€ per l'acqua, la luce e l'ometto della reception.
Vabbè, così va il mondo.
Dicevamo di Milazzo.
Arriviamo in baia surfando sulle onde che gagliarde ci hanno accompagnato per tutto il tragitto, insieme ad un pò di pioggia, giusto
per non perdere l'abitudine.
Stiamo per decidere dove buttare l'ancora e ci accorgiamo che c'è una barca attaccata ad un gavitello (boa).
Ci andiamo anche noi scegliendone uno a caso e confidando nella clemenza del gestore del campo boe.
Prendiamo il gavitello e, mentre siamo intenti a sistemare le cime, sentiamo che una barca lontana ci chiama.
Stiamo scadendo verso l'altra barca ferma al gavitello!? Come è possibile? Siamo legati alla boa!
Infatti anche la boa si sposta insieme a noi. Forse era finta o legata male al corpo morto (blocco di cemento sul fondo) fatto sta
che eravamo come legati ad un chiodo piantato nell'acqua.
Appena in tempo per evitare il disastro abbandoniamo il gavitello che continua la sua navigazione solitaria e diamo ancora altrove.
L'abbiamo scampata bella. Mai abbassare la guardia.E' già il nostro mantra da anni, ma ho idea che dobbiamo recitarlo più spesso ed intensamente.
Lo spavento non mi consente di scendere a terra e allora solo Stefania va a fare un giro, di pochi minuti perchè anche lei non si sente tranquilla.
Io avevo già visitato Milazzo oltre 30 anni fa, ci sarei tornato volentieri ma sarà per un altra volta.
Chiudiamo la serata con gli arancini che Stefania ha comprato nella breve visita a terra.

Il tempo brutto che ci segue come la nuvoletta di Fantozzi e il poco tempo a disposizione, abbiamo un appuntamento in Grecia il 1 luglio,
ci fanno decidere di saltare le Eolie.
Puntiamo quindi sullo stretto di Messina.
Orari, maree, correnti, portalani, internet tutto viene consultato molte volte per affrontare questo piccolo Capo Horn.
Le leggende narrano di correnti che impediscono alle barche di avanzare, di traghetti che sfrecciano come razzi da est a ovest e viceversa
tra Messina e Villa S. Giovanni, mentre navi da carico attraversano da nord a sud e in senso inverso lo stretto.
Un incubo con al centro a nostra barchetta.
Come spesso accade la realtà è molto più tranquilla.
Passiamo tenendo d'occhio i bestioni che transitano veloci in tutte le direzioni ma il tutto si svolge con relativa calma.
Approdiamo a Reggio Calabria dove l'intervento di un caro amico ci ha predisposto una piacevole accoglienza.
Reggio è una sorpresa.
Tutti sanno che esiste ma pochi, noi tra questi, immaginano che sia così bella ed interessante.
Il lungomare, piacevolmente affollato, è molto bello e con un panorama fantastico sulla Sicilia.
Alberi spettacolari fanno da spartitraffico tra le due corsie della strada che fiancheggia la passeggiata e tra gi alberi interessanti statue.
Il corso Garibaldi, isola pedonale, affollatissimo e pieno di bei negozi, bar eleganti, pasticcerie piene di ogni delizia, corre parallelo al lungomare.
Lunghissimo, ci porta fino alla Basilica Cattedrale.
Ne abbiamo viste di chiese ma questa è una delle più belle che ci sia capitato di visitare.
Soffitti a cassettoni, colonne immense, pulpiti di marmo intarsiato, affreschi colorati.
Dovunque volgiamo lo sguardo rimaniamo estasiati.
Una visita al museo della Magna Grecia è d'obbligo.
Scopriamo che è nuovo, tecnologico e ben realizzato.
Tanti reperti interessanti e, ovviamente, i bronzi di Riace.
Niente di quello che posso dire può descrivere la magnificenza, la perfezione e l'ammirazione che queste due statue ispirano.
Sono vive.
Dopo più di 2000 anni emanano una vitalità e una forza che si farebbe fatica a trovare anche tra una squadra di atleti olimpionici.
L'accesso alla sala è regolato nel numero di persone e nella durata.
Prima di entrare si transita attraverso una camera di filtraggio, tipo quelle che si vedono nei film.
Dentro la sala, i bronzi si ergono maestosi e ci si può girare intorno arrivando a pochi centrimetri da tanta perfezione.
Prosaicamente la gelateria da Cesare, all'inizio della passeggiata sul lungomare, è un altra tappa obbligata.

Tappona fino a Roccella Jonica, dove passiamo una tranquilla notte ancorati fuori dal porto.
La mattina successiva partiamo prestissimo alla volta di Crotone.
Il venticello arriva più o meno all'ora prevista, peccato che sia sul muso e almeno 10-15 nodi più intenso delle previsioni.
Finisce che dopo ore di vento a 35kn sul muso, di onda ripida e cortissima, di botte (e si l'acqua sa essere molto dura) e di sale che si
accumula in coperta, siamo costretti a cambiare programma e dirigere su Le Castella per ripararci.
Le carte indicano un campo boe che, ovviamente, non esiste nella realtà.
Diamo ancora con 30 e passa nodi di vento ma almeno riparati dall'onda che fuori dalla baia raggiuge e supera i 2 metri.
Le carte oltre alla imprecisione circa il campo boe, zoppicano anche nel riportare le profondità corrette.
Ci ritroviamo infatti, nel bel mezzo della manovra di ancoraggio, con fondali pericolosi.
Passiamo infatti dai 6 metri a meno di 4 nel giro di pochi metri. Ci arrestiamo e procediamo a ritroso per tornare in una zona più tranquilla.
Diamo ancora con 60 metri di catena su un fondo di 5. Tanta catena è giustificata dal fatto che abbiamo ancora oltre 30 kn di vento che non accenna
a diminuire.
Andrà avanti quasi tutta la notte per poi spegnersi all'alba.
Il mattino dopo mi immego per verificare come siamo messi. La fortuna ci ha aiutato la sera prima.
Infatti tutto intorno le rocce che salgono dal fondo in alcuni punti portano la profondità anche a meno di due metri. Una specie di labirinto.
Il vento forte ma costante in intensità e direzione ha evitato che la barca girasse. cosa che avrebbe quasi sicuramente provocato l'urto con qualche roccia.
Levare l'ancora col metodo canonico è pericoloso, dovremmo andare di nuovo verso terra in mezzo al labirinto di rocce.
Sfidare la sorte di nuovo non mi pare una buona idea e allora escogito un metodo alternativo.
Maschera, pinne, un parabordo e una cima robusta e vado all'ancora.
Mi immergo e lego l'ancora al parababordo che la tiene sospesa dal fondo.
Trascino parabordo e ancora per qualche metro in direzione della barca che nel frattempo è tenuta ferma dal resto della catena e dall'assenza di vento.
Peccato che ogni 3-4 metri la catena che dall'ancora poggia sul fondo renda impossibile trascinare il tutto.
Allora mi devo immergere, raccogliere 2-3 metri di catena e spostarla più avanti in direzione della barca.
Così facendo posso poi spostare il galleggiante, l'ancora e la parte di catena di quei pochi metri.
Facendo avanti e indietro in questo modo, porto l'ancora e i primi 30 metri di catena più in fuori in una zona sicura.
A quel punto lascio tutto sul fondo e risalgo in barca per recuperare il tutto.
Sono distrutto dalla fatica, sono solo le 7 del mattino e ho già lavorato 2 ore.
Arriviamo a Crotone senza problemi ed è una piacevole sorpresa.
Per carità niente a che vedere con Reggio ma nel complesso è una piacevole cittadina.
Purtroppo la giornata non è ancora finita.
Mentre facciamo manovra di ormeggio, il ragazzo del marina che aiuta all'ormeggio tira la cima giusto al centro della barca invece che di lato.
Scopriremo dopo che lo hanno messo a fare quel lavoro da pochi giorni e che di barche, ormeggi e manovre ne sa meno di un pastore delle steppe della Mongolia.
Risultato la cima di ormeggio si avvolge su asse ed elica.
Per chi di voi si intende di barche non serve dire altro. Per gli altri non cerco nemmeno di spiegarlo, smadonnerei troppo.
Passo le successive 3 ore in immersione, prima in apnea poi con le bombole, nel tentativo di liberare la barca.
Rimango sotto fin quando l'aria delle bombole finisce ma riesco a fare solo 2/3 del lavoro, poi stanco e morto dal freddo nonostante la muta, risalgo.
La giornata finisce, finalmente.
La mattina dopo, fresco come un merluzzo, con le bombole ricaricate mi immergo di nuovo e in una oretta siamo liberi.
Nessun danno se non l' antivegetativa scrostata.
 

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Ultimo aggiornamento Martedì 04 Settembre 2018 15:14
 
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