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Dall'archivio foto

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Dal 16 al 24 maggio 2016 PDF Stampa E-mail
Scritto da ruggiero ascione   
Mercoledì 25 Maggio 2016 06:25

 

16/5/2016 Aegina

Oggi si va in acqua. Dopo sette mesi Janara torna nel suo elemento naturale. 
Gli ultimi accordi presi, anche in base alle previsioni meteo, poche ore prima davano le 15.00 come orario più adatto.
L'adeguatezza veniva dal fatto che non avrebbe dovuto esserci vento e di conseguenza onde.
Poiché noi peschiamo, cioè la barca ha una immersione, 2,60 mt e il bacino di alaggio raggiunge a malapena i 2,90, la presenza di onde diventa un fattore importante.
Fatto sta che alle 13 in quattro e quattr'otto ci ritroviamo in acqua.
C'è un po' di onda ma andiamo fuori senza grossi problemi.
Il vento che doveva scemare invece rinforza fino a oltre 25kn e, tanto per cambiare, è giusto sul muso.
Cominciamo bene!
Qualche ora di navigazione disagiata e arriviamo a Korfos.
Una bella baia, riparata dalle onde ma non dal vento che continua a soffiare rabbioso.
Attracchiamo alla banchina di un ristorante dando ancora.
Per fortuna il vento è praticamente alle nostre spalle e quindi la manovra e la tenuta dell'ormeggio sono facilitati.
Korfos non è molto di più di qualche ristorantino, un paio di negozietti e qualche casa. Una New York in piccolo. Molto in piccolo.
Certo mancano teatri, musei,cinema, biblioteche.
Ma manca anche il traffico, la delinquenza, l'inquinamento, lo stress.
Se proprio sei in astinenza da cinema puoi sempre andare ad Atene o a Corinto.
Sì perché siamo vicini a Corinto e all'omonimo canale.
In effetti stiamo andando a nord est che è esattamente il contrario di quanto era in programma. 
Il fatto è che durante l'inverno, che tutto sommato è stato breve e clemente come ci auguravamo, la situazione di salute delle nostre due mamme ha avuto un cambiamento e chiaramente non in positivo.
Ho sempre pensato che una dose minima di sano egoismo sia indispensabile per vivere bene.
Al riguardo ho una mia teoria che evito di propinarvi, però è difficile tracciare la linea di demarcazione tra il sano egoismo e il menefreghismo.
Per cui, anche se la nostra presenza non sarebbe indispensabile, abbiamo deciso di riportare la barca a Monfalcone e aspettare tempi migliori per riprendere il viaggio.
Diciamo che faremo un sosta tecnica un po' più lunga del normale.
Così è la vita, che ci vuoi fare?
 
17/5/2016 Corinto
 
Dicevamo di Corinto.
Corinto è una cittadina del Peloponneso che dà il nome al canale artificiale che taglia l'istmo e che consente alle navi di evitare il giro da sud dell'intera penisola.
Non sarà Panama, non sarà Suez ma anche Corinto ha il suo fascino.
Attraversarlo in barca è emozionante. 
Passare in mezzo a due pareti a strapiombo, alte anche 60 metri e affascinante e in qualche modo anche inquietante.
Ci sono svariati ponti che attraversano il canale.
Alcuni per il traffico pedonale, altri per quello meccanico.
Sono tutti altissimi, lo sai perfettamente che sono più alti della tua barca, ma quando stai per arrivarci sotto sembra sicuro che l'albero toccherà il ponte e sarà una catastrofe.
Invece passi e non succede niente.
Alle due estremità del canale, lato Corinto città chiamato Poseidonia, è lato Atene, chiamato Isthmia, ci sono due ponti sommergibili.
Credo siano più unici che rari.
Infatti si immergono, sfruttando la forza di gravità, fino sul fondo del canale e poi riemergono sfruttando dei motori.
In questo modo è garantito il passaggio delle navi anche in caso di guasto o mancanza di elettricità.
Il canale è una idea antichissima, ci avevano pensato e provato già più di 2700 anni fa ma erano troppo in anticipo sui tempi e non se ne fece niente. Ci riprovarono i romani 700 anni dopo ma ancora niente.
Sarebbero passati altri 1800 anni prima di riuscirci.
Poco dopo l'inaugurazione di Suez, il progetto fu affidato ad alcuni ingegneri che avevano per l'appunto partecipato alla realizzazione di quel canale.
Forse è proprio in conseguenza di questo che sul regolamento di transito si specifica che il costo del pedaggio non potrà superare quello equivalente di Suez.
Il colore dell'acqua nel canale è di un turchese intenso, o almeno nel momento in cui siamo passati noi era così.
L'ingresso del lato est del canale, Isthmia, è tecnologico. Una torre di controllo, simile a quella di un aeroporto, sovrasta l'acceso.
È lì che si fanno "le carte" inteso come presentare i documenti, dichiarare chi sei, da dove viene, dove vai e pagare i due fiorini del transito.
Proprio due fiorini magari no.
Costa la bellezza di 185€ il che ne fa il canale più costoso al mondo in rapporto alla lunghezza.
In compenso per chi non vuole fare il periplo del Peloponneso si risparmiano oltre 180mn, equivalenti, ottimisticamente, ad almeno 5/6 giorni di navigazione.
Una volta fatte le carte si rimane in attesa di una comunicazione via radio, canale 11 VHF, e di una segnalazione ottica tramite bandiere.
Bandiera rossa si aspetta, bandiera blu si va.
Dicevamo di quanto sia tecnologico l'ingresso est del canale.
Quello ovest invece ha un aria dimessa, anche un po in rovina, insomma per niente bello.
Transitando nel senso inverso al nostro, il passaggio si concorda con la torre di controllo, sempre via radio.
Arrivati a Isthmia ci si ferma alla banchina, se c'è posto, altrimenti si dà ancora fuori in baia e si va a terra per "le carte" e i fiorini con il tender.
 
Durante il transito il vento ha continuato a soffiare diritto sul muso, complice anche l'effetto imbuto del canale stesso.
Una volta fuori i nostri 15 kn d'ordinanza non ce li leva nessuno.
Sui portolani non sono riportati ridossi nelle vicinanze è l'unico che mi ispira e in mezzo a 3 isolette, poco più che scogli.
In verità sono fuori strada. Ci tocca infatti navigare per oltre un ora e mezza in direzione contraria a quella che prenderemo domani, il che vuol dire che perderemo in tutto 3 ore, ma non ci sono alternative.
Durante questo tratto due delfini ci avvistano da lontano e si precipitano verso di noi a tutta birra.
Saltano, si rincorrono, si tuffano, ci tagliano la strada.
Tutto il repertorio classico dei delfini per un quarto d'ora.
Meritavano la diversione e le 3 ore "perse".
Il portolano recita "one of the best anchorage of the Korinthiakos Kolpos".
Mizzica! Figuriamioci gli altri. 
Ormai siamo quasi al tramonto.
Il posto è bellissimo, di una bellezza inquietante. Sembra di essere tra le isole Ebridi. Il vento concorre a inquietare e a rafforzare l'impressione.
La tenuta del fondale per fortuna è ottima, ancoriamo su fango e sabbia su 15 mt con 60 mt di catena.
Il vento continua a soffiare forte superando spesso i 25kn ma l'ancora tiene bene.
In compenso sia pure parzialmente ridossata (riparata) da una delle tre isolette la baia è soggetta a forte risacca.
Passiamo la notte in tagadà, si dorme poco e niente.
Al mattino però il vento è scemato e in un acqua che sembra di stare in una vasca da bagno, c'è uno spettacolo incredibile.
Migliaia di meduse di forme stranissime.
Serpentiformi, tubolari, a "bustina di merendine", a nastro, a palla.
Tutte completamente trasparenti.
Praticamente sono acqua (al 98%) che decide di prendere vita, di darsi una forma, muoversi, mangiare, riprodursi.
Degli scienziati hanno dimostrato che le meduse pur non avendo occhi, in qualche modo, ci vedono lo stesso.
Un tipo di medusa, la Turritopsis nutricula, è potenzialmente immortale.
Riesce infatti ad invertire il meccanismo degenerativo nella produzione cellulare e a ringiovanire le sue cellule.
Potenzialmente immortale ma non ne approfitta, non sfrutta questa capacità se non in casi particolari.
Un animale immortale sarebbe destinato all'estinzione e la natura questo non lo permette.
 
18/5/2016 Anemokambi
 
Ci rimettiamo in cammino e dirigiamo verso Patrasso.
La strada è lunga prima di arrivarci e quindi sosta in una baia, Anemokambi, in cui siamo soli, non c'è praticamente niente intorno a noi e si sta tranquillissimi.
Si dorme alla grande, ci voleva per recuperare.
 
19/5/2016 Trizonia
 
Di nuovo vento, forte e sul muso.
E che volevi due giorni di seguito tranquilli? 
Tra l'altro il cielo è parzialmente coperto e non fa poi un gran caldo, anzi.
Navigazione senza storia fino a Trizonia. 
Il porto è riparato e si sta bene.
Trizonia è una isoletta a meno di 2 km dalla costa.
Un porticciolo, 4 case, qualche ristorante e un minimarket.
Per capirci però bisogna ri-definire il significato di minimarket.
6 mq di locale, aperto solo on-demand, in cui trovi qualche patata, qualche banana color marrone, scatolette, acqua minerale.
Se vuoi il pane lo devi ordinare il giorno prima. Basta.
In verità ci sarebbe il traghettino che in 5 minuti ti porta sul continente.
Là si che c'è vita. Pare, ci raccontano, ci siano anche un paio di negozi. 
Lasciamo nel mito la faccenda e non ci muoviamo dalla nostra isoletta.
Facciamo il giro del sentiero sterrato turistico che la percorre.
Ulivi centenari, profumo di macchia mediterranea,capre, sole, pioggerellina, di nuovo sole che fa esplodere il profumo di macchia umida e si torna in barca.
Il porticciolo è una tipica storia greca, ma in fondo tanto simile alle nostre.
La posizione è strategica e un investimento avrebbe avuto il suo senso e probabilmente anche un ritorno economico.
Peccato che siano arrivati fondi europei.
Con gran parte dei fondi hanno acquistato i materiali.
Coi materiali hanno ristrutturato buona parte delle casette.
Con quello che rimaneva dei fondi e dei materiali hanno realizzato la parte facile, le banchine in cemento armato e i frangiflutti.
Poi i soldi sono finiti ma per completare l'opera ed avviarla ne servivano altri.
L'Europa ha detto ciccia, il costruttore è fallito e saranno decenni che la faccenda si trascina per avvocati e tribunali.
Nel frattempo il porto è terra di nessuno.
Arrivi, se c'è posto ormeggi, quando vuoi te ne vai. Gratis.
Se hai voglia di lasciare lì la barca, e ce ne sono parecchie, per un anno o due, lo fai. Sempre gratis.
Se la barca ti affonda per un qualsivoglia motivo, rimane lì, nessuno si preoccupa di tirarla su o di intimare al proprietario di provvedere.
 
Compriamo un polpo da 2 kg, bellissimo.
Un quarto lesso e poi in insalata, il resto affogato (una specie di ragù napoletano fatto col polpo invece che col manzo).
La parte col sugo avanza e diventerà condimento per 300gr di pasta fresca un paio di giorni dopo. Eccezionale.
Ringraziamo il polpo che non è morto invano. Lo porteremo nei nostri cuori per lungo tempo.
Visto che è gratis, si sta bene e il tempo è incerto, rimaniamo a Trizonia tre giorni.
 
22/5/2016 Messolonghi
 
La navigazione prevede il passaggio del ponte, molto bello, sullo stretto che divide il golfo di Patrasso da quello di Corinto.
Con il mio inglese, che neanche Alberto Sordi in "un americano a Roma" concordo con il controllo del traffico il passaggio.
In realtà non c'è traffico (dimenticavo di dire che da Corinto in poi siamo praticamente soli, non si vede una barca) per cui è tutto semplicissimo.
Di spazio ce n'è tanto per passare e anche se qui, causa l'altezza inferiore, l'impressione che l'albero tocchi il ponte è ancora più forte che a Corinto.
Comunque si passa senza reali preoccupazioni.
Passato il ponte arriviamo a Messolonghi.
Un canale dragato, circa 5 metri di fondale medio, lungo oltre un miglio e mezzo, ci porta nella laguna e al marina.
Dragato è dragato, ma navigare vedendo che una decina di metri alla tua destra le gazzette camminano nell'acqua non è proprio tranquillizzante.
La profondità media in questa zona è di qualche decina di centimetri. 
A noi servono minimo 3 metri e mezzo per stare in ansia, di meno è cardiopalma.
Cittadina senza particolari pregi. Dormita tranquilla, docce abbondanti, barca lavata dopo che a Trizonia era piovuto fango rosso e la barca aveva cambiato colore.
 
23/5/2016 Itaca
 
E siamo di nuovo ad Itaca.
Da che abbiamo lasciato il golfo di Corinto/Patrasso non siamo più soli in mare.
I maledetti charteristi sono onnipresenti. Per fortuna siamo ancora nei limiti fisiologici.
Di Itaca abbiamo raccontato già lo scorso anno.
Di nuovo c'è solo il gelato al gusto kataifi, quel dolce greco fatto come un gomitolo arrotolato, pieno di miele, noci e aromi vari. Buono. 
 
24/5/2016 Sivota Bay
 
La prua ormai è diretta a nord, senza indugi.
Puntiamo su baia Sivota, visitata lo scorso anno, sull'isola di Lefkada.
Partiti con cielo un po nuvoloso, arriviamo col sole splendente e vento a raffiche sostenute.
La barca brandeggia pesantemente mente siamo all'ancora ma niente onda, la baia è protetta. Si sta tranquilli.
 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Luglio 2016 06:53
 
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