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Dall'archivio foto

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Dal 25 maggio al 13 giugno 2016 PDF Stampa E-mail
Scritto da ruggiero ascione   
Giovedì 16 Giugno 2016 00:00

 

25/5/2016 Sivota bay

Anche il 25 ci vede in sosta a Sivota.
Il vento forte, oltre 25kn, è andato avanti ininterrotto dalle 13 alle 21.
In banchina ci sono decine di barche, gran parte charter, ma all'ancora come noi solo altre due.
Un bel ketch, barca con due alberi, di linee classiche e un oggetto galleggiante che possiamo definire un motoscafo.
In verità a me sembra una specie di Frankenstein partorito da una mente malata.
Ha una prua altissima, stile peschereccio/rimorchiatore, una canna fumaria dei motori simile a quella dei piroscafi inizio '900 e poi verso poppa somiglia ad una barca a motore americana anni '50.
Tutte e due sono piuttosto grandi, direi sui 18 metri almeno.
Durante una delle raffiche, una delle più violente, si intraversano cioè danno la fiancata al vento.
È una cosa abbastanza normale quando c'è molto vento con raffiche.
Però mi sembra di vedere qualcosa di strano.
Anche noi ci siamo intraversati qualche attimo prima di loro, anche questo è normale infatti il vento arriva prima alle barche più vicine alla direzione da cui proviene, ma poi siamo tornati  prua al vento.
Loro invece rimangono intraversati, anzi vedo che cominciano a muoversi un pò troppo, sicuramente oltre il lecito.
Lo skipper del veliero ci mette qualche istante a capire che la sua ancora sta arando, cioè non fa più presa e si muove sul fondo.
Il motoscafo invece non dà segni di vita.
Mentre il veliero cerca di recuperare l'ancora per rifare la manovra, il motoscafo deriva sempre più velocemente.
Suono la sirena per cercare di 'svegliarli' ma non succede niente.
Ad un certo punto sul ponte si vede uno che, tranquillo come una betulla in un giardino in primavera, si guarda intorno.
Smetto di suonare e sto a guardare.
Non fa niente, sembra non essersi accorto del problema.
Eppure si stanno spostando molto velocemente.
Tanto velocemente che ormai è sotto al veliero, che accorgendosi del fatto comincia a suonare la sua di sirena.
Per lui il motoscafo è un pericolo perché gli sta finendo addosso mentre è ostacolato nelle manovre perché sta recuperando e ridando ancora.
Sembra che stia per schiantarsi ma il dio dei marinai, o pseudo tali, deve essere di buon umore.
Il motoscafo schiva il veliero e si dirige verso un pontile pieno di barche.
Anche lì la catastrofe sembra imminente ma il vento cambia leggermente direzione quanto basta a dirigere la barca, sempre intraversata, verso l'ingresso della baia.
A bordo non si vede attività.
Ormai si sono spostati di oltre 4/500 metri rispetto al punto in cui erano ancorati e sono vicinissimi alla scogliera, ancora poche decine di metri e si spalmeranno sulle rocce.
Prendo la videocamera perché a questo punto non potendo fare niente per evitarlo almeno spero di riprendere la scena.
Mi sento un novello Cameron mentre gira Titanic.
Invece, sottile delusione, all'ultimo istante i motoscafari si svegliano e riescono a tirare su l'ancora che si trascinavano dietro ed evitare il disastro. Niente Titanic II, la vendetta.
Il vento prosegue rabbioso fino alle 21. Poi cala, giusto il tempo di un gelato a terra, e di nuovo rinforza.
Rallenta verso le 23 ma di nuovo sui 20kn con raffiche ancora più forti va avanti fino alle 3.30 circa.
Immaginate come ho dormito bene!
Vestito, ogni 10-15 minuti al massimo a controllare la posizione.
Poi il vento è  finito e io pure, a quel punto Morfeo mi ha preso a tradimento.

26/5/2016 Sivota Bay
Sveglia con calma piatta, almeno rispetto ad ieri.
Si vede il fondo della baia, sui 9 metri circa, e 3 o 4 enormi pescioni che girano.
Affusolati, mai visti.
Non capisco di cosa si tratti fino a quando uno di questi non passa vicino alla plancetta di poppa a meno di un paio di metri di profondità.
Sono barracuda! Lungo almeno 60 centimetri, con la faccia feroce che si vede nei documentari.
Proprio sotto la mia barca. E non siamo nemmeno ai Caraibi o nel Mar Rosso.
Sapevo che vivevano anche in questi mari ma non li avevo mai visti.
Nonostante l'avvistamento, ma forse lei se ne è scordata e io non le ho detto niente, e la temperatura dell'acqua Stefania fa il primo bagno della stagione.
Io non ci penso nemmeno. Se l'acqua non arriva a 28 gradi non mi bagno.

27/5/2016 Preveza

Il suono di un'arpa mi obbliga ad aprire gli occhi.
È la sveglia del mio iPad impostata ieri sera per le 6.30
Il tempo di tirare su l'ancora e siamo in movimento.
La notte è trascorsa tranquilla e qui in baia il mare è piatto.
Appena fuori, vento pochissimo ma l'onda non ci fa mancare la sua presenza.
Sarà così per tutta la navigazione. Poco vento ma onda.
Costeggiamo il versante ovest di Lefkada.
Quasi completamente a strapiombo sul mare, costa alta, pochissimi segni di presenza umana.
Visibilissime le conseguenze dell'ultimo terremoto di novembre.
L'anno scorso avevamo visto le bellissime spiaggette, molte delle quali raggiungibili solo via mare. Una, molto famosa, Egremni, si poteva accedere solo percorrendo una lunga scala in legno.
Ne parlo al passato perché il terremoto di novembre 2015 le ha fatte sparire quasi tutte e quelle che non sono sparite si sono molto ridotte.
Qui potete vedere pochi istanti dopo il crollo.

https://youtu.be/tFnVY4cT2yM

Come chiunque anche io ne sono dispiaciuto, la vedo come una perdita.
Per consolarmi cerco di guardare il fatto con l'unità di misura della Vita, che valuta gli eventi nell'ordine delle decine e centinaia di milioni di anni.
Erano in fondo ad un mare tropicale, sono diventate montagne, stanno ritornando al mare.
Forse tra un milione di anni saranno di nuovo spiaggia.

Partiti da Sivota atterriamo a Preveza.
Percorso un lungo canale segnalato da boe si entra in una enorme baia.
Più che baia si potrebbe quasi parlare di un mare interno.
Infatti, nel lato più largo, le due coste distano oltre 30km.
Piena di bassifondi, di acqua non proprio cristallina, non è un posto di grande attrattiva.
Anche il paese ad una prima occhiata non promette molto.
Invece scendendo a terra e inoltrandosi nei vicoletti della parte storica si scoprono molti angoli che più greci di così si muore.
Localini con i tavoli su strade lastricate, sotto pergolati di viti o glicini, musica greca e i semplici piatti della cucina locale.
Gente che ride, mangia e chiacchiera. Parecchio turismo locale ma non fastidioso. Un concerto di Jazz sul lungomare.
Insomma Preveza ci ha stupiti. È un po come se dietro a dei brutti camion parcheggiati alla rinfusa si nascondesse un bel palazzo antico. Se i camion si spostano o tu li oltrepassi, riesci a vedere quanto è bello il palazzo.
Penso che ci ripasseremo se capita l'occasione.
In realtà eravamo venuti qui per due motivi.
Spezzare il lungo tratto dal sud di Lefkada a Paxos e valutare l'ipotesi di lasciare la barca in un marina e andare a visitare le Meteore.
Poi il meteo ci ha convinti che era meglio approfittare di qualche giorno di calma del NW per risalire.
La visita alle Meteore è solo rimandata di qualche giorno.

28/5/2016 Paxos - Mongonisi
35 miglia di navigazione e si arriva a Paxos.
Questa volta scegliamo di andare nella prima baia a sud dell'isola.
Baia piccola, ma quando arriviamo c'è una sola barca e defilata, che per fortuna non si riempirà.
Vantaggi delle crociere di inizio stagione.
Piccola ma molto carina. A terra due locali, uno più 'fighetto' dell'altro.
Anche in questo caso siamo fortunati perché pur essendo fighetti non sono fastidiosi (avete presente la musica a palla, gente che fa casino etc.?).
Approfittiamo e, per non far torto a nessuno, dal primo facciamo uno spuntino e dal secondo prendiamo il caffè.
Notte tranquillissima.

29/5/2016 Paxos - Lakka
Nella nostra risalita dello Ionio facciamo nuovamente tappa a Lakka.
Ci eravamo già stati lo scorso anno ma era talmente piena di barche che sembrava un autogrill a Roncobilaccio ad agosto.
Adesso invece l'atmosfera è molto diversa.
Certo ci sono sempre parecchie barche ma il numero è compatibile con lo spazio disponibile.
E poi Lakka attira come il miele.
Fondale di sabbia, profondità media 4 metri e acqua assolutamente trasparente.
Dalla barca si vede il fondo e le sogliolette, a decine, che seguono la catena che muovendosi sposta la sabbia del fondale e, probabilmente, porta su del cibo.
Arriviamo a contarne una decina solo sugli 8/10 metri di catena che vediamo.
Penso di approfittarne e di pescarne qualcuna.
Indosso la muta, i pesi, maschera, pinne, coltello e fucile e vado in acqua.
Nel prendo 4 in due minuti e poi mi fermo.
Sono abbastanza grandi da essere mangiabili ma non a sufficienza da continuare a pescarle.
Jana ne ricaverà un pasto sontuoso.
Ne assaggio un pezzo mentre gliele preparo e sono buonissime.
Mi sposto sulla scogliera di fronte per cercare qualcosa per noi.
Gironzolo un pò e poi prendo un pesce, non riesco ad identificarlo con sicurezza ma sembra un pesce pappagallo o simile. Lo prendo ma riesce a scappare. Lo ritrovo ma mi scappa di nuovo. Non è destino.
Spero che almeno la ferita non sia grave e si salvi. In caso contrario non andrà sprecato comunque, ci penseranno gli altri pesci.
Mi immergo una ultima volta su una enorme roccia isolata sul fondale sabbioso, su 7/8 metri di fondale.
Da una cavità sbuca la testa di una murena. Sparo. Presa.
La tirò fuori dalla tana e si attorciglia all'asta del fucile con una forza incredibile.
Ritorno alla barca e cerco di mettere fine nel modo più veloce possibile alle sue sofferenze.
L'unica è tagliargli la testa.
Sembra crudele e lo è.
Ormai sono 45 anni che faccio pesca subacquea. Ho cominciato ad 8 anni, solo maschera e un fuciletto a molla, neanche le pinne avevo.
Negli anni però l'empatia ha preso il sopravvento sull'istinto da cacciatore e uccidere mi è sempre più difficile. Prima o poi smetterò.
Per adesso però la murena, debitamente curata, finisce in padella con un filo di olio e pomodoro.
Carne tenera, gustosa e un sughetto fantastico da farci la scarpetta.
Grazie murena, il tuo sacrificio non è stato vano.

30/5/2016 Corfù
Altra tappa da 35 miglia.
Partiamo col sole ma quasi all'arrivo viene giù un acquazzone.
Più che acquazzone si potrebbe dire un "fangone".
3 minuti di acqua sabbiosa di colore rosso che ci cambia per l'ennesima volta il colore della barca.
Entriamo in marina a Gouvia che il sole splende nuovamente.
Anche a Corfù eravamo già stati lo scorso anno.
Era la prima esperienza di Ionio greco ma la stagione era già avanti e il turismo era quasi soffocante.
Adesso invece è tutto molto più vivibile, apprezziamo il giro in città in maniera diversa.
Mi concedo una gyros-pitta farcita con tutto quello che può fare male al fegato, al budellame e all'alito
2,50€ di puro concentrato di colesterolo, trigliceridi, aglio e cipolla.
Ma l'italico fegato, temprato negli anni da musetti, baccalà mantecato e prosecco, con sprezzo del pericolo, spezza le reni alla greca specialità culinaria.
Stefania non apprezza e sta a distanza di sicurezza dal mio alito per le successive 24 ore.

31/5/2016 Meteore

Lasciata la barca in marina prendiamo un autobus per il porto di Corfù e da lì un traghetto per Igoumenitza.
Da Igoumenitza con un auto a noleggio ci dirigiamo alle Meteore.
Una bella autostrada che corre per circa 120km tra montagne e colline boscose, tra tanto verde e pini sembra a tratti di essere in Austria, e che costa 4,60€, meno della metà di un percorso equivalente in Italia, lascia poi il passo a tortuose strade tra altrettanto bei paesaggi.
Qui siamo in zone dove la neve non deve mancare d'inverno.
La strada è punteggiata dai classici paletti colorati per segnalarla in caso di neve alta.
Arriviamo a Kampaka.
Al giorno d'oggi è quasi impossibile andare in un posto senza avere una idea, per quanto vaga, di cosa troverai.
È il bello e il brutto di internet, Google maps, Google earth etc.etc. Ti aiutano nella scelta ma ti tolgono parte dello stupore.
Avevamo visto decine di foto, ascoltato i racconti degli amici che ci erano stati ma vederle dal vivo è tutta un altra storia.
Il colpo d'occhio lascia senza parole.
È impossibile, almeno per me, riuscire a descrivere l'imponenza di queste formazioni che sembrano quasi spuntare dal nulla per innalzarsi nel cielo.
Se poi ci aggiungi quelle incredibili costruzioni, lassù, in alto, la meraviglia cresce ancora di più.
Impossibile non chiedersi "ma come cavolo hanno fatto?"
Arrivare in cima, adesso che c'è la strada che ti porta a poche decine di metri, i percorsi a piedi, le scale più o meno agevoli, è facile anche se lungo e faticoso.
Ma quando li hanno costruiti la fatica deve essere stata disumana, devono aver superato difficoltà, anche tecniche, non indifferenti.
Ne abbiamo visitati sei, cioè tutti quelli visitabili.
Ognuno ha una caratteristica che lo rende particolare, sono tutti belli ma quello che ci è piaciuto di più è Holy Trinity.
È forse il più "vero" in particolare la cappella principale con degli affreschi meravigliosi.
Ovviamente parliamo di icone.
Sulle icone ci sarebbe tanto da dire (a chi interessa, qui trova quasi tutto quanto c'è da sapere http://www.reginamundi.info/icone/arteicona.asp)
Le avevo sempre liquidate come una rappresentazione colorata e semplicistica, una specie di naïf religioso.
Invece ho scoperto che sono un concentrato di simbologia incredibile.
L'immagine che vedi in realtà non è altro che un insieme di stereotipi codificati che sono più importanti dell'immagine stessa.
È questo per le immagini "semplici" che cioè ritraggono un santo o Gesù.
Ma per gli affreschi più complessi siamo più vicini ad un fumetto che ad un dipinto.
Oltre ai codici suddetti c'è una storia e allora le immagini diventano altrettanto importanti.
Volendo semplificare si parla quasi solo di martirio e persecuzioni.
Dario Argento è un pivello e Freddy Krueger una mammoletta a confronto.
Quello più fortunato gli tagliavano la testa e finiva lì.
Gli altri se la spassavano tra arti tagliati, spellati vivi, bruciati, lapidati, squartati. Un film horror a tutti gli effetti.
C'è anche da dire che quasi tutti i monasteri sono stati ristrutturati o sono in ristrutturazione.
Il che significa che di antico ormai hanno ben poco, almeno nelle parti visitabili. Il fascino di una costruzione così particolare, vecchia di centinaia di anni, rimane, ma le pietre nuove, i legni e quant'altro di nuovo e a volte moderno, fanno tanto Gardaland.
Insomma per me più bello fuori che dentro.
Però ormai sei lì, hai fatto un viaggio che manca solo la tappa in cammello e l'inseguimento da parte degli indiani, costa 3€, cosa fai non entri?  Quando mai ci tornerai? Solo se cambi morosa e quella nuova vuole andarci e tu non vuoi fargli scoprire che ci sei già stato con un altra.
Scherzi a parte Meteore vale da solo un viaggio in Grecia.
E non che sia stato facile arrivarci.
Da Corfù a Meteore ci abbiamo impiegato 6 ore e mezza.
Ritorno idem e siamo stati bravi e fortunati con le coincidenze!
Ma ne valeva la pena.
I turisti che affollavano i monasteri erano in gran parte anziani, pensionati presumibilmente.
Sbuffavano e arrancavano per le scale ripide e i sentieri scoscesi.
E per la prima volta ho realizzato che sono contento di aver fatto la scelta di abbandonare prematuramente il lavoro.
Ne deriva una libertà per la quale pago un alto prezzo ma è una libertà che altrimenti non avrei mai potuto apprezzare.
Ottenerla in vecchiaia non avrebbe lo stesso sapore e, inevitabilmente, non potrebbe essere vissuta con la stessa intensità.

Mentre siamo alle meteore mi avvisano che mia mamma è morta.
Lascio la barca a Corfù e rientro a Venezia.
Viaggio terribile e interminabile via nave. 70 ore di viaggio in 4 giorni senza niente altro da fare che pensare.
Il 6 sera sono di nuovo in barca.
Una delle ragioni del rientro non c'è più ma ormai la rotta è quella, continuiamo.

7/6/2016 Sarande -Albania
Lasciamo Corfù diretti a Sarande.
Poche miglia, una quindicina, separano queste due città.
Ma sono distanti anni luce.
Corfù è una moderna cittadina turistica, europea e mediterranea, con una storia che si ritrova in ogni pietra e via del centro.
Sarande è un agglomerato apparentemente disordinato di palazzoni abbarbicati alle colline che scendono velocemente al mare.
Come risultato tra una via e l'altra parallele al mare, ci sono anche l'equivalente di 5/6 piani.
L'effetto estetico non è dei migliori ma di positivo c'è da dire che sono in gran parte nuovi e che la "vista golfo", peraltro bello, è popolare.
Sarande si sa da fare per sfruttare il turismo.
Come il resto dell'Albania, per quel poco che ho potuto vedere, non ha però ancora capito cosa vuol fare da grande.
La mentalità ereditata da Enver Hoxa & c. non è ancora completamente stata archiviata.
Le persone sono gentili e disponibili,in genere anche quelle che indossano una divisa, ma la burocrazia è da terzo mondo.
Controlli di passaporti, pratiche di ingresso e uscita da ogni porto (tra l'altro costose), scarsissima ricettività (quasi nulla) a livello nautico, gli fanno perdere occasioni di guadagno.
Non è che in altri posti paghi meno, anzi, però li paghi perché ti danno un ormeggio o altri servizi, non perché hai fatto pratiche doganali tra un porto e l'altro dello stesso paese.
Comunque sia, l'impressione dell'Albania, e degli albanesi in particolare, si conferma buona.
Gentili, disponibili e molti parlicchiano o parlano anche in italiano oltre che inglese. Beati loro, noi siamo in difficolta con entrambi.
All'arrivo mentre cerchiamo di ormeggiare, una barca lascia il pontile e salpa l'ancora.
Lo fa senza tenere in nessuna considerazione il fatto che noi stiamo già facendo manovra. Poco male, torniamo fuori in attesa.
Se ne rende conto e allora peggiora la situazione.
Accelera troppo e la catena non riesce a venire su con la stessa velocità.
Finisce che la barca che avanza supera l'ancora sul fondo e la trascina dietro di se.
Catastrofe! Si incastra sul fondo e rimango bloccati senza potersi liberare.
Nel frattempo però si è creato spazio per farci fare la manovra in relativa sicurezza, quasi niente vento.
Attracchiamo e stiamo a guardare.
Niente da fare, non si liberarono.
L'agente che ha fatto le pratiche di uscita li segue dal pontile.
Dopo un pò si decide che serve un sub.
Arriva il sub. Un ometto in maglietta (2 una sull'altra), costumino, pinne e maschera.
Va sotto, fa un pò di tentativi ma niente. Parlottano tra loro.
Sono nel bel mezzo del bacino a C formato da due pontili in cemento.
Senza vento non sono un pericolo ma di certo non possono restare lì.
Metto pinne e maschera e vado a dare un occhiata.
L'ancora è finita sotto un masso mi dice il sub.
Scendo a vedere ma sono circa dieci metri e sub e catena sul fondo hanno mosso tanto fango, non si vede niente.
Anche vedendoci e arrivando al fondo non resta fiato per lavorare.
Torno in barca per prendere l'attrezzatura da immersioni.
Ci vuole un pò a tirare fuori tutto e montarlo e quando sono a 3/4 l'agente mi viene a dire che non serve, hanno avuto una pensata.
Il sub ha attaccato una cima con un gancio ad uno degli anelli della catena.
Vogliono portarla a terra e tirare con un auto!
Ok. Rimetto tutto a posto e loro continuano.
Dopo un altra oretta di tentativi si arrendono e vengono a chiedermi di immergermi.
Ritiro fuori tutto e vado sotto.
Non si vede più assolutamente niente già ad un paio di metri dal fondo per tutto il fango sollevato dal trafficare.
Seguo la catena e a tentoni mi rendo conto che sparisce sotto un masso di almeno un paio di metri di diametro. Impensabile spostarlo a mano.
L'ancora non la trovo, probabilmente è andata molto sotto il fondo e la catena è poi passata sotto la roccia.
Collego la cima col gancio al primo anello della catena che esce dalla roccia e si ritenta con l'auto. Niente da fare.
Un motoscafo di una quindicina di metri, ormeggiato dietro di me, mi chiede se secondo me lui può farcela. Ci avevo pensato ma non lo avrei mai coinvolto se non si fosse offerto.
Ci accordiamo sul modo di legare la cima per evitare di danneggiare il motoscafo.
Facciamo così, non senza aver trafficato 20 minuti per mettere in pratica la pensata, e dopo qualche istante il motoscafo riesce a tirar via il tutto. Sono liberi.
Altra piccola avventura da raccontare ai fans di Janara.

Il mattino dopo noleggiamo un auto e visitiamo i vicini scavi archeologici di Butrinto.
Molto belli e in un luogo in cui la natura ha dato il meglio di se.
Cerco di immaginare come deve essere apparso il posto ai fondatori della città, sembra troiani.
Non cerco nemmeno di spiegarvelo, sarebbe impossibile. Forse le foto renderanno una vaga idea.
Se dico che doveva sembrare un paradiso non credo di sbagliare di molto.
Il posto ideale per fondare una nuova città.

Sulla strada, tappa a Ksamil, tre isolette in una baia proteggono una bella spiaggia.
Il colpo d'occhio e l'acqua cristallina rendono il posto incantevole.
A sera infatti, completato il tour, torneremo per un bagno e una cenetta in riva al mare.

Altra tappa del giro turistico sono i laghetti di 'Blue eyes spring'.
Si tratta di una risorgiva di acqua fredda come la neve e purissima che forma una seria di pozze dai colori azzurro, smeraldo, blu e chi più ne ha più ne metta.
Il tutto in una natura almeno apparentemente incontaminata.
Centinaia di libellule di un colore blu elettrico svolazzano tutto in torno, sembra di essere nel paese delle fate, mi aspetto che Trilli e Campanellino spuntino fuori da un momento all'altro.

Lasciati i laghetti puntiamo su Argirocastro.
Ne rimarremo abbastanza delusi.
Tra andata e ritorno sono 90 km dopo i laghetti ma per i nostri gusti non li vale.

Tutto il tour si svolge su strade tutto sommato agevoli in mezzo a panorami molto belli.
Tanto verde, tante montagne.

In una giornata scarsa si riesce a visitare tutto, se non ci sofferma eccessivamente.

Una delle cose che rimarranno nella mente è il canto del muezzin.
Quasi quasi ne sentirò la mancanza, mi rilassa.
Non mancano chiese cristiane ed evangeliche.
Speriamo per loro che continuino ad essere tolleranti e non si facciano fregare dall'oppio dei popoli.

9/6/2016 Porto Palermo - Albania
Un altra quindicina di miglia e siamo a Porto Palermo.
Non c'è niente tranne un orribile pontile in cemento armato, tutto spuntoni di ferro arrugginito e copertoni.
Alto almeno 2 metri sull'acqua, non è adatto al turismo nautico.
La parte nord è ancora zona militare.
Altra occasione di business persa per l'Albania.
La baia è molto bella, una isoletta collegata da un sottile istmo alla terra ferma, protegge il pontile.
Sull'isola c'è una delle fortezze create da Ali Pascià.
Dal mare isola e fortezza sono molto belle, pregustiamo il giretto una volta ormeggiati al pontile ma dei pescatori ci avvisano che se ci fermiamo arriva la polizia e vuole 60€.
E per cosa? Dal pontile prendi il tetano e non puoi scendere, è troppo alto, niente acqua, corrente, servizi igienici. Altri 60 per pratiche doganali? Giriamo i tacchi e andiamo nella insenatura un pò più a sud oltre le vasche di allevamento pesci.
Molto meno ridossata ma 60€ non glieli lascio nemmeno morto.
Ancoriamo davanti ad una spiaggetta di candida sabbia grossa e rocce nella speranza che non vengano.
E se vengono mi rimetto in navigazione e faccio una tirata fino a Durazzo.
Mi riprometto però di scrivere al ministero del turismo albanese, ammesso ne esista uno.

10/6/2016 Durazzo
Alle 5.00 ora locale siamo già in movimento.
Da qui in poi la costa non offre ripari per almeno 50 mn fino a Valona.
Abbiamo una flebile speranza di poterci fermare a Sazan, un isoletta ad una dozzina di miglia di fronte Valona.
È area militare ma è dal 2008 che si parla di aprirla ai turisti.
Già l'anno scorso era andata buca e da lì era nata una mini Odissea che ci aveva portato fino a Erikoussa.
Il vento è da sud ovest teoricamente a favore ma l'onda e l'incostanza della direzione producono una navigazione difficile.
Anche questa volta a Sazan ci vietano l'accesso.
Dirigo per qualche minuto su Valona ma il vento, che con questa nuova  rotta è al traverso, e un onda ancora più fastidiosa mi convincono a stringere i denti e continuare fino a Durazzo.
Altre 50mn da fare.
È molto dura, si balla molto, Jana è KO, povera vittima.
Noi non stiamo molto meglio ma ce la siamo cercata, non siamo da compatire.
Arriviamo a Durazzo, dopo 13 ore di navigazione impegnativa, e contemporaneamente il vento cala.
Ormeggiamo alla 'solita' banchina davanti ai depositi di cereali.
Altro giro di documenti, altri soldi in burocrazia.
I camion e le gru lavorano a più non posso.
Praticamente per fare manovra i camion fanno retromarcia fino a 1/2 metro dalla barca. Non solo vicini ma anche, tra altezza banchina e camion, 4 o 5 metri sopra di noi. Se sbaglia me lo ritrovo parcheggiato in cabina. Un incubo.
Causa avverse condizioni meteo (sud ovest fino a oltre 30 kn) resteremo bloccati qui fino al martedì successivo.
Tanto per gradire, la barca è sottovento al piazzale dove oltre ai residui di cereali c'è anche una collinetta di carbone.
Il vento, qualche goccia di pioggia e queste schifezze rendono la coperta della barca un letamaio.
Abbiamo tanti di quei semi di grano e di pula in barca che manca la gallina Rosita e poi mi trasformo in Banderas e avvio un mulino.
Dobbiamo anche tenere chiuso il più possibile per evitare di impestare anche l'interno, e così il caldo diventa un ulteriore fastidio.
Dulcis in fundo qui in porto non c'è modo di approvvigionarsi d'acqua e non posso usare il dissalatore.

Gli albanesi però rendono meno dura la detenzione.
Fatmir, Elias, e altri di cui non sappiamo neanche il nome, gente simpatica, socievole e disponibile, praticamente dei terroni.
Dopo 3 minuti di chiacchiere in un miscuglio di italiano, inglese, albanese e altri idiomi non meno sconosciuti, si arriva alle foto di famiglia sul telefonino.
Conosciamo così mogli, figli, cani, fratelli insomma tutto il parentame ascendente e discendente fino alla settima generazione.
Tramite l'amico dell'amico arriviamo a chi rifornisce di acqua le navi con le autobotti.
Mi reco sul posto con le mie taniche, per qualche decina di litri non mi pare il caso di far spostare un autobotte, ma non lo trovo.
Torno in barca e dopo un pò arriva con il suo furgone. Gli spiego che mi serve poco e che posso andare a prenderla con il mio carrellino e le taniche (non le rubo più adesso ne ho di mie).
Non serve, mi porta lui col suo furgone. Facciamo avanti e indietro 3 volte. Alla fine gli chiedo quanti soldi gli devo : niente, per gli italiani.
Albanesi, brava gente.

Il giorno 11 trascorre in attesa che il tempo migliori. Come da previsioni il vento da SW continua. Giretto in città, un pò di spesa.
Il 12 il vento rinforza oltre i 25 nodi. Anche in porto si balla non poco.
Unica consolazione ci spinge lontano dalla banchina, cemento armato + spuntoni arrugginiti + copertoni da camion come da specifiche ISO(morti).
Tanto lontani che facciamo fatica a salire e scendere.
Devo montare gli ammortizzatori sulle cime di ormeggio per diminuire gli strappi che potrebbero fare danni oltre a non farci dormire.
Nel pomeriggio, anche per stare lontani dalla centrifuga in cui si è trasformata la barca, andiamo in città a fare struscio.
Scopriamo una parte di Durazzo che non conoscevamo, begli edifici, centri commerciali, negozi, gente che passeggia e si gode la domenica.
Cena fuori e poi coppa di gelato (buonissimo) in un bel locale sulla passeggiata a mare, il tutto alla stratosferica cifra di 15€.
Il 13 la sveglia c'è la da un temporale accompagnato da vento forte da SE. La pioggia è gradita, lava la barca, ma il vento ci spinge sulla banchina.
Per tenerla lontana lego affiancati a tre a tre parte dei parabordi, in modo da formare un salsiccione, e risistemo gli altri.
Verso le 11 torna il sole e il vento si calma. Usciamo per un pò d'aria.
Al posto di controllo all'ingresso del porto abbiamo l'ennesima prova di quanto l'ottusa burocrazia albanese sia lontana dal pensare della gente del posto.
Per la prima volta ci chiedono i passaporti ma nemmeno li guardano, fanno finta di sfogliarlo senza arrivare nemmeno alla pagina con la foto.
L'importante è che le telecamere di sorveglianza, ce ne sono decine in  tutte le zone del porto, li riprendano mentre lo fanno.
L'altra sera Fatmir, uno dei controllori, ci ferma mentre passeggiamo (questo prima di diventare amiconi) e ci chiede il classico "chi siete, da dove venite, dove andate, documenti" e poi prende nota su un micro post-it del nome della barca.
Fatto il suo dovere, volge le spalle alla telecamera e ci spiega come vanno le cose. Due minuti dopo ci salutiamo ridendo e dandoci pacche sulle spalle.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Giugno 2016 14:09
 
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