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Dall'archivio foto

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Dal 30 giugno al 9 luglio PDF Stampa E-mail
Scritto da ruggiero ascione   
Mercoledì 13 Luglio 2016 00:00

 

2/7/2016 Zverinac
Restiamo a Molat in baia fino al 2 mattina.
Bagni, sole, una battuta di pesca subacquea fruttuosa (seppie, saraghi, una sogliola, alcuni pescetti buoni da zuppa).
Le scorte si stanno esaurendo, la cambusa è sempre più desolata e desolante.
A tiro di tender c'è un micro market ma non ha praticamente niente e quello che ha, costa cifre folli (un pacchetto di caffè macinato 8€).
Siamo costretti ad andare in porto a Molat per cercare un negozio che oltre agli scaffali abbia anche qualcosa da mangiare appoggiato sopra.
Puntata veloce, Stefania scatena la propria frenesia consumistica e torna in barca carica come un asinello, mentre io attendo al pontile.
Torniamo di nuovo in baia e ridiamo ancora praticamente nello stesso posto.
Si sta bene, l'acqua è splendida, la temperatura ideale chi ce lo fa fare di muoverci?
C'è lo fa fare il meteo. Di nuovo prevedono vento forte per la notte e tutto il giorno successivo.
Abbiamo 2 o 3 opzioni e alla fine scegliamo di andare a Zverinac.
Questo ci obbliga a tornare indietro, sia pure di 4 o 5 miglia, ma vedremo un posto nuovo, saremo in un porto che sembra sicuro e che costa cifre ragionevoli.
Ormeggiamo all'interno del porticciolo.
Ê il più piccolo in cui sia mai entrato.
Immaginate che ci stanno solo 3 barche all'inglese, la larghezza non consentirebbe alla mia nemmeno di girare, infatti si esce solo in retro.
Tra l'altro ci sono una dozzina di barchette locali sul lato opposto per cui tra la loro poppa e la mia fiancata ci sono meno di 3 metri.
In compenso l'acqua è la più pulita che abbia mai visto in Croazia, anche all'interno del porticciolo dove decine di bambini fanno il bagno.
All'esterno del pontile in cemento, dove ormeggia il catamarano che collega l'isola a Zara e ad altre località, la profondità è di almeno una dozzina di metri eppure il fondale si vede come in una vasca da bagno.
Intorno al porticciolo ci sono un bel po' di casette ed un ristorante sempre affollato, ci dicono si mangi benissimo.
Uno slargo, non si può definire piazza, con dei gradoni come allo stadio e proprio come allo stadio vecchi e giovani si siedono all'ombra contemplando le barche che vanno e vengono, il traghetto che sbarca i nuovi turisti e carica i vecchi che tornano a casa, i bambini che fanno il bagno e tutti i piccoli e piccolissimi eventi che si succedono nell'arco della giornata.
Nelle ore di coprifuoco, pranzo e cena e pennichella, gli spalti si vuotano e la tranquillità regna sovrana.
Un micro cosmo, in apparenza autosufficiente, che sembra vivere la vita istante per istante, senza stare troppo a pensare a cosa accadrà più in là del prossimo pasto.
L'isola è verde, coperta di ulivi. Una stradina si inerpica dal porto lungo la collina e tra l'ombra degli alberi, piccole radure assolate, tratti sterrati o cementati, consente l'accesso ad una serie di spiagge dove si è soli o al massimo in lontana compagnia di 1 o 2 altre persone.
Anche qui passeremo due infernali giornate di assoluto riposo.
Jana ci movimenta la mattinata dopo che, stando sul pontile, abbiamo finito di spazzolarla.
Ci scappa e fa la bella pensata di infilarsi nella barca subito dietro la nostra.
I proprietari non ci sono, che famo?
Entrare non sarebbe educato ma nemmeno possiamo aspettare che tornino.
Abbiamo visto il giorno prima che se ne stanno in giro fino a sera.
Stefania resta a piantonare e io parto lungo il sentiero.
Percorro un buon kilometro, sbirciando in ogni caletta o scogliera raggiungibile (e sono decine) in cerca dei proprietari della barca invasa.
Ovviamente i cari vicini si sono andati ad infrattare nella più lontana e inaccessibile.
Tutte le altre che avevo controllato erano vuote e altrettanto belle, perché non fermarsi prima?
Non c'è niente da fare l'essere umano è incontentabile.
Gli spiegò l'accaduto e mi dicono di entrare a prenderla.
Scammello fino alla barca, mi armo di torcia e mezzo marinaio ed entro a recuperare la fuggitiva.
La barca è a vela di quelle classiche in legno. Per i velisti possessori di gatti ho già detto tutto, possono immaginare.
Per altri aggiungo che quelle barche sono piene di angoli nascosti e semi-inaccessibili dove un gatto può nascondersi. Non conoscendo la barca non sai nemmeno dove cercare.
Sono però fortunato e dopo poco alla luce della torcia scorgo, in fondo ad un cunicolo profondo quasi un paio di metri e largo 30cm, due occhietti fosforescenti.
O è Jana oppure a bordo c'è qualche spirito maligno.
Illuminando meglio ho la conferma che è Jana.
Provo con la dolcezza ma non mi si fila nemmeno di striscio.
Allora uso il mezzo marinaio (tubo metallico con alle estremità una impugnatura e un gancio) e in un qualche modo la tiro fuori.


4/7/2016 Unije - Maracol
Ancora una volta il meteo non ci ha preso manco da lontano.
Calma piatta e quindi, in barba alle persistenti previsioni nefaste, ci dirigiamo a nord.
Volevamo fermarci a Skarda, volevamo fermarci a Silba, volevamo fermarci a Ilovik, volevamo fermarci a Lussino, ci fermiamo a Unije.
Erano molti anni che non andavamo nella baia di Maracol, preferendogli baie più a nord.
Lì c'erano i gavitelli ma proprio per questo era sempre strapiena.
Visto però che il meteo prevede ancora una volta una notte e un giorno di vento forte, ci rassegniamo ad andare in mezzo alla folla.
Arriviamo abbastanza presto per cui di gavitelli ce ne sono ancora.
È cambiato però tutto rispetto all'ultima visita.
La disposizione è strana a dir poco.
Sono vicinissimi e in fila, non a scacchiera come di norma.
Talmente vicini che tra uno e l'altro c'è meno di una barca di distanza.
Però tante barche sono già ormeggiate per cui ci proviamo anche noi.
Stefania tirà su il gavitello e sotto c'è un casino di cime il cui uso e incomprensibile.
Tanto incomprensibile che deve venire un gentile vicino, già ormeggiato, a spiegarmi come funziona.
Nonostante la spiegazione ci perdiamo più di 20 minuti e senza ottenere un risultato soddisfacente.
Mi sento un pirla ma più tardi mi renderò conto che sono in abbondante compagnia.
La spiegazione seguente è a beneficio dei naviganti, mi scuso con chi sta bene con i piedi per terra.
Al gavitello sono legate due cime di ormeggio e una tirella.
Le due cime vanno a dritta e a sinistra, la tirella viene portata a poppa e collega altre due cime di ormeggio per la poppa.
L'idea sembra geniale a prima vista.
In questo modo la barca è legata in quattro punti e non gira in base al vento.
In altri posti, Skarda ad esempio, si ottiene lo stesso risultato in maniera molto più semplice e intuitiva.
La (presunta) genialità è inficiata però da una realizzazione imbecille e resa ignobile dallo scopo.
Le cime di poppa sono troppo corte e non si riesce a legare la barca (realizzazione imbecille).
Far entrare quante più barche nel minor spazio possibile (ignobile scopo).
Alla fine sei ormeggiato.
Sempre che non ci sia vento, perché voglio vedere ad infilarti tra due barche distanti meno di 20 metri e prendere il gavitello a dispetto della direzione del vento.
Sei ormeggiato ma ti senti come in macchina nel parcheggio del supermercato.
Anche il chiacchiericcio del più educato vicino, ti arriva all'orecchio come se c'è lo avessi seduto al tuo fianco.
Per cui attenti ai rumori molesti.
Ennesimo fiasco delle previsioni per cui si svola prestissimo da questo orribile parcheggio e a mai più arrivederci.

5/7/2016 Veruda
Attraversiamo il Quarnaro a motore, vento quasi assente.
Per un tratto di 7/8 miglia riusciamo a issare il fiocco che ci fa guadagnare qualche decimo di nodo.
Arriviamo alla punta S dell'Istria e già si avverte un sia pur lieve cambiamento del clima.
L'aria è più umida e fa un caldo meno piacevole.
Ancoriamo in un punto della ampia e riparata baia dove hanno allestito una spiaggetta e un baretto con grill.
Andiamo a terra in canoa per un gelato. Il posto è carino magari si potrà tornare in futuro per una grigliata di carne.

6/7/2016 Cittanova
Con tranquillità ci dirigiamo su Cittanova.
La tappa è piuttosto lunga ma non avendo fretta particolare di arrivare ce la prendiamo comoda.
Per strada i soliti delfini, una tartaruga, insomma la solita noia.
Noia alleviata dal traffico, si proprio traffico, di barche.
Essere in Istria ai primi di luglio significa incontrare decine e decine di barche, italiane per lo più, che partono per le vacanze.
Non eravamo più abituati.
Mi tocca stare con gli occhi spalancati per evitare barche, windsurf, motoscafi, moto d'acqua, canoe e qualsiasi oggetto galleggiante su cui un sedere umano possa trovare alloggiamento.
All'arrivo siamo indecisi tra andare alla banchina oppure prendere un gavitello.
Alla fine optiamo per il gavitello, abbiamo bisogno di un rientro più graduale alla civiltà e la banchina sarebbe un passo troppo deciso.
Cittanova è sempre piacevole da visitare anche se il turismo di massa la fa da padrone.
Restiamo due giorni per acclimatarci. Assaggiamo a piccole dosi i piaceri della civilizzazione. Arriviamo addirittura a comprare un paio di souvenir in uno dei negozietti specializzati in inutili puttanate.

8/7/2016 Pirano
Partiamo al mattino dopo colazione per dirigerci ad Umago, ultimo punto in cui è possibile fare dogana per uscire dalla Croazia.
In pochi minuti sbrighiamo le pratiche e si torna fuori.
La bandiera di cortesia croata è ammainata mentre issiamo quella slovena.
Siamo infatti diretti su Pirano.
Li diamo ancora sotto il castello. C'è una sola barca tedesca oltre a noi.
Più tardi se ne aggiungeranno altre ma prima del buio andranno tutti via lasciandoci soli insieme ai tedeschi che sono comunque ad almeno un centinaio di metri da noi.
Ennesimo tramonto di fuoco, l'ultimo di questo viaggio di rientro.

9/7/2016 Monfalcone
Dobbiamo arrivare per le 14.00 all'ingresso del canale di accesso al nostro marina.
Abbiamo infatti problemi di pescaggio, il fondale è insufficiente a farci passare se la marea non è al massimo.
Alle 14.00 avremo il culmine e potremo passare con più tranquillità.
Arriviamo alle bricole che sono da poco passate le 12.45.
Mi avvicino per verificare il livello dell'acqua sulle bricole ed avere conferma dell'andamento della marea.
Fidarsi della scienza ok, ma se vedo e tocco con mano mi sento più tranquillo.
Nel mentre ci avviciniamo, una barca inverte la rotta e ci punta diretta.
Guarda sto pirla, penso.
Stefania riconosce una coppia di amici, sono loro che ci hanno visto e vengono a salutarci.
Inizia una specie di rodeo tra le due barche per stare abbastanza vicini da parlarsi ma non troppo da toccarsi.
5 minuti e scatta l'invito a buttare l'ancora per un brindisi.
5 minuti ce li abbiamo ma non di più, non posso permettermi di perdere la marea altrimenti restiamo fuori almeno altre 24 ore.
Diamo ancora e andiamo in barca dagli amici.
Rimetto in chiaro che non possiamo trattenerci troppo.
"Ma figurati, facciamo presto".
Infatti un ora dopo siamo ancora con i piedi sotto al tavolo perché il brindisi si è trasformato in un pranzo.
Li abbandoniamo senza alcuno scrupolo ed imbocchiamo il canale.
Sono esattamente le 14. Avrei voluto entrare un po prima per avere la speranza di una marea ancora crescente, speriamo bene.
L'ultima uscita è stata quando siamo partiti lo scorso anno, la penultima invece ci siamo arenati e solo con fatica ne siamo venuti fuori.
Ma tutto va bene ed arriviamo al pontile sani e salvi.
Gli amici con cui eravamo partiti lo scorso anno sono ad accoglierci col tender già a metà del canale.
Ormeggiata la barca, baci e abbracci e poi arrivano in barca con beveraggi, salumi e spizzicherie varie.
Ci tocca, con mio sommo dispiacere, mangiare nuovamente.
La lotta si preannuncia dura.
Se solo metà dei inviti si trasformerà in pranzi o cene ne abbiamo fino a settembre.
Il caldo è mortale e passiamo il resto del pomeriggio in piscina.
Alla sera festa di compleanno al bar della piscina e ci tocca abbuffarci di nuovo.
Si, la lotta sarà dura.
Un altro caro amico mi chiama per avere conferma che siamo rientrati.
Con l'occasione rinnova l'invito a cena. Un branzino di 3kg attende di essere immolato.
E come si può rifiutare? Infatti non rifiutiamo.
Il branzino si rivelerà solo una scusa per sbafarsi, oltre al branzino ovviamente, un numero di portate sufficenti ad eliminare la fame nel mondo.

10,11.....and so on/7/2016 Monfalcone
Sveglia quando non hai più sonno, colazione.
Se fa caldo si va in piscina oppure si esce in barca di amici per un bagno in mare.
Pranzo leggero, pennichella, piscina, aperitivo, cena.
Se invece non fa troppo caldo si va in giro in bici per la pineta, magari con una puntata alla riserva naturale di Isola della Cona, salvo concludere la giornata con piscina,aperitivo,cena.
Le giornate si trascinano tutte uguali.
È una fatica che non potete immaginare.
Arrivo a sera che sono distrutto e bramo il letto come non mai, ma è tutto inutile domani si ricomincia.
 

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Ultimo aggiornamento Domenica 17 Settembre 2017 10:21
 
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