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Dall'archivio foto

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Crociera 2018 - 1 PDF Stampa E-mail
Scritto da ruggiero ascione   
Lunedì 09 Luglio 2018 00:00

 

Siamo a fine maggio, 8 mesi sono passati in un attimo. Incredibile.
E' già ora di lasciare Licata. Inutile nascondere che la cosa ci rende un pò tristi.
Licata ci ha accolto meglio di qualsiasi nostra aspettativa e ricorderemo i luoghi e, soprattutto, le persone con piacere.
Otto mesi volati senza mai un solo attimo di noia, complici i tanti nuovi amici che abbiamo avuto la fortuna di conoscere qui e di quelli vecchi
che sono venuti a trovarci.
Nelle ultime settimane il porto ha cominciato a svuotarsi.
Tante delle barche che hanno svernato insieme a noi sono già partite.
Per primi gli svedesi già a fine febbraio, poi inglesi, australiani e tutti gli altri. Noi siamo tra gli ultimi insieme ai francesi.
Forse l'abitudine al freddo ha automaticamente ispirato la scaletta delle partenze.
Freddo si fa per dire.
L'inverno qui a Licata nemmeno si è visto, se non per pochi giorni, almeno paragonandolo a Venezia.
Tutte le mattine a fare la doccia in pantaloncini e ciabatte. Spesso in giro a mezze maniche fino a Natale ed oltre.
Le temperature non sono mai scese sotto gli 8 gradi, nemmeno di notte nei periodi più freddi.
Il vento non è mai mancato. Quando si fermava ai 15kn lo si poteva considerare assente. Abbiamo assaggiato anche un paio di sventolate di quelle toste, anche oltre i 50kn, per un paio di giorni.
Per fortuna il porto è molto riparato e non ci sono stati danni.


Prima tappa di questo anno Sciacca, già visitata durante l'inverno in occasione del bellissimo carnevale con sfilata di carri per cui è famosa.
Da qui Marsala.
Sia sciacca che Marsala sono belle e ben tenute, pulite e ordinate.
Tutta la Sicilia che abbiamo visto finora ha contribuito a sfatare l'idea che i TG ci danno.
Certo non tutto è bello,pulito e funzionante, anzi. Ma il degrado totale che spesso ci immaginiamo, esiste solo nei pollici dei nostri enormi Tv.
I siciliani sono in larga parte gentili, ospitali e disponibili.
Magari nelle grandi città o nei centri esasperatamente turistici questo è un pò meno vero, ma in linea di massima è così.
Arriviamo alle Egadi piuttosto alla "garibaldina". Forse il fatto di essere partiti da Marsala ha influito in qualche modo, fatto sta che il venticello che ci sospingeva alla
partenza si è trasformato in un vento teso che ci fa volare e sbanda la barca oltre la soglia dell'accettabilità.
Favignana ci accoglie in una delle sue baie che affacciano a sud. Poche barche, mare cristallino anche se l'acqua increspata dal forte vento non consente di intravedere il fondo.
Fondali 10 metri sotto di noi che ammireremo nei giorni successivi.
Il mare qui è splendido, con una trasparenza e dei colori che nessuna foto sarà mai in grado di restituire.
Dell'isola resteremo invece un pò delusi. Sarà l'aspettativa troppo alta, sarà che le costruzioni sono troppo impersonali, Favignana non resterà nei nostri ricordi come il posto più bello.
Discorso a parte la cosidetta Tonnara. Lo stabilimento Florio è uno spettacolo eccezionale.
La definizione di spettacolo non è usata a caso. Bella l'architettura, ben restaurata con un percorso museale interessantissimo e ottimamente raccontato dalle guide che sono brave e rendono interessante la spiegazione.
Dulcis in fundo, una sala multimediale in cui sono stati intervistati gli ultimi lavoratori dello stabilimento, attivo per oltre 200 anni.
Provate ad immaginare una sala buia. Teli di proiezione verticali alti un paio di metri su cui, a figura intera, compaiono questi anziani che si raccontano e raccontano della loro vita in tonnara.
L'impatto emotivo è fortissimo, commovente. Anche qui il video e l'audio non rendono appieno ma piuttosto che niente, meglio piuttosto.
Ascoltare le loro parole ci riporta ad un epoca che sembra lontanissima ed invece è solo ieri.
Epoca di lavoro duro, di sofferenza ma nello stesso tempo di speranza in un futuro migliore. Forse è proprio questo il punto che ce li fa sentire più lontani. La speranza di un futuro migliore.
Levanzo è molto più selvaggia e forse per questo ci piace di più.
Ma Trapani ci aspetta e, dopo una settimana trascorsa alle Egadi, percorriamo con piacere le poche miglia che ci separano.
Anche Trapani ci colpirà per la bellezza e ricchezza del centro storico e anche per molta parte dei quartieri più moderni che non sfigurerebbero in una qualsiasi città del nord.
La visita alle saline di Trapani è piacevole ed interessante con la visita al piccolissimo museo del sale che però, complice la preparazione e bravura delle guide, riempie una buona ora della visita.
Di Erice ci avevano parlato e avevamo letto. Ma niente di quanto sapevamo poteva prepararci a quello che avremmo visto.
La meraviglia ci lascia senza parole per lunghi minuti. Giri lo sguardo e la mandibola ti arriva alla cintola per la nuova bellezza che stai ammirando.
Un panorama mozzafiato unito a case, palazzi, chiese e fortezze una più bella dell'altra.
Tanti turisti ma, a differenza di altri posti simili, ancora si percepisce un fondo di naturalezza, non tutto è finto ed ad uso dei visitatori.
Ma anche Trapani è storia. Dobbiamo proseguire il nostro giro e ci dirigiamo verso Palermo.
Tocchiamo San Vito Lo Capo, dove il turismo di massa ha fatto i suoi consueti danni, e da lì Mondello, dove passeremo una movimentata notte all'ancora.
Decidiamo di saltare Palermo, già visitata via terra durante l'inverno. Il meteo non prevede niente di buono per i prossimi giorni e vorremmo andare alle Eolie.
Purtroppo l'unico vero comandante, il meteo, decide che non s'ha da fare. Vento, mare mosso, pioggia a volontà ci renderanno la vita un pò più scomoda.
Passiamo infatti 3 giorni all'ancora a Sant'Agata di Militello (si proprio il paese natale di Pippo Baudo) senza nemmeno scendere a terra, tra un temporale e l'altro.
E proprio adesso che scriviamo sta ancora piovendo.

 

 

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Ultimo aggiornamento Martedì 04 Settembre 2018 13:50
 
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